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codice a barre

Maggio 11, 2008

Mi chiedevo come potermi muovere tra la folla
senza aver negl’occhi quel barlume di paura
non volevo sfiorar la pelle ad alcun vivente,
ma restarmene ad occhi bassi camminando lentamente.

Non ebbi risposta se non dal pallido cielo
che non vidi nemmeno per sbaglio.
Incapace d’alzar lo sguardo dal porfido ipnotico.

Eppur mi sforzavo a ricordare quei racconti,
quelle voglie di sopravvivere agli stenti noiosi
che una vita dissetata non sapeva annusare.

Calpestavo soltanto ombre e sporcizia
senza che nessuno urlasse dal dolore
e non capivo il senso della luce o dei rimasugli
se poi il loro fine era soltanto la poesia.

Non volevo proclamarmi mito di alcuno
eppure quelle parole han scolpito il mio nome
nella mente troppo accesa di Gringhi nascosti.

Volevo peyote nel mio stomaco ad urlare
ma senza toccare alcuna pelle scoperta
foss’anche in una camera d’albergo scaduta.

Eppur non cambiavano le mie percezioni
di una presenza velata negl’occhi della gente,
non sapevo sparire dietro statue e negozi.
Restavo immobile a recitare un cameramen.

(foto: www.francescominichiello.com)

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